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| MODICA |
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Tutto quello che c'e' da sapere su Modica... |
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| Modica: la storia |
"Modica. Città nobile, opulenta e popolosa, capo dell'antica ed amplissima Contea". La descrizione ottocentesca, appartiene allo storico ed ecclesiasta Vito Amico, ed elegantemente racchiude l'importanza economica, politica e culturale di una città, le cui radici sembrano affondare in tempi e circostanze remote e non sempre chiare.
Si ha così notizia di una "Motyca" abitata dai Siculi attorno all'ottavo secolo a.C., all'epoca delle colonie greche in Sicilia; lo storico Carrafa (diciassettesimo sec.) narrò di monete trovate nel territorio modicano, su cui era leggibile in lettere greche la parola "Motayon". Sono queste solo alcune delle denominazioni della città nel corso dei secoli, cui seguono: "Motica, Motuca, Mohac, ecc".
Tracce più chiare si hanno di una dominazione di Roma, cui Modica, essendo città decumana, versava un decimo dei propri raccolti, e di una dominazione araba, che nell'845 conquistò il castello di "Mudiqah".
Un'occupazione certa fu quella dei Normanni nell'undicesimo secolo, i quali "cacciarono" i musulmani, peraltro introducendo il culto di San Giorgio, cui Ruggero di Hautetville, capo dei Normanni, fu fedelmente devoto. Il titolo di Contea risale, seppur per un breve periodo, proprio al dominio Normanno, quando Gualtieri, prode capitano di Ruggero, fu designato Conte di Modica.
Ma è soprattutto durante il dominio degli Aragona di Spagna (XIII - XVII sec.), successivo a quello degli Angioini di Francia, che Modica, come Contea, conobbe i suoi fasti maggiori, rappresentando, con i Conti Mosca e soprattutto Chiaramonte e Cabrera, quel ruolo di importantissimo potere locale, tipico del feudalesimo, che, per autorità, ricchezza e magnificenza, nulla aveva da invidiare a quello dello stesso Re, il quale solo indirettamente controllava il territorio.
Un "Regno nel Regno", così è stato definito il fenomeno di organizzazioni territoriali come la Contea di Modica che, pur formalmente create dal Re, costituirono un potere effettivo ed un eventuale, essenziale, appoggio economico e politico per ogni forma di potere centrale. Ricordiamo a tal proposito le essenziali parole di un diploma concesso a Bernardo Cabrera nel 1392 da parte del Re di Sicilia Martino: "come io nel mio Regno tu nella tua Contea". Successivamente la Contea perdette almeno in parte la sua importanza, con i Conti Henriquez e, a titolo di citazione, Alvarez (XVIII sec.) e Fitz-Stuart (XVIII e inizio XIX), quando il titolo di Conte aveva un significato ormai essenzialmente formale e perduto ognuno dei suoi vecchi privilegi.
Sette secoli di effettiva durata, dunque, quasi per intero sotto l'ombra o la mano spagnola, che un forte segno ha lasciato nel nostro dialetto, nella tradizione gastronomica, nei monumenti e nell'architettura della città, e, naturalmente, nell'arte barocca che in Spagna trae le sue radici. Un grosso segno, sicuramente, essi l'ebbero sul carattere e la personalità della gente locale, che insieme ai segni lasciati dagli altri invasori e all'essenziale strato "nativo", forgiano l'identità, ultima, del siciliano. Numerose sono le rappresentazioni della città: • Modica, "città delle cento chiese", secondo il conteggio dello storico F. L. Belgiorno, includente anche le rovine e i resti del territorio. • Modica città di Salvatore Quasimodo, scrittore e premio Nobel per la letteratura nel 1959, e di Tommaso Campailla, scienziato e filosofo del '700. • Città del famoso ponte, tra i più alti in Europa, dominando l'intera città, e che congiunge la vecchia e la nuova Modica. • Città del Castello, di cui rimangono una torre del diciottesimo secolo e un, più recente, orologio. Entrambi simbolizzano la città. • Poi la "città delle due città", Modica Alta e Modica Bassa. • La città dei deliziosi dolci e cibi tipici e dei colorati, splendidi paesaggi del mare e della campagna. • Città del Barocco e della Contea, testimonianti lo splendore e l'importanza storica della città, in epoche passate, quando era tra le più belle e potenti di Sicilia. • Infine città dei disastri: naturali, come i terremoti del 1613 e del 1693, e le alluvioni del 1833 e del 1902; umane, come rispettosamente (per le vere catastrofi) giudicabile è la collocazione di certi obbrobri architettonici in mezzo a contesti storici e artistici di tutt'altra estrazione. Sono queste tutte rappresentazioni, forse limitative e frammentarie di una città storica, i cui elementi e attività rappresentative sono, nel corso degli anni, ovviamente, cambiati, insieme a quelle di tutta la società. Nonostante questo e nonostante i mille problemi, soprattutto economici, che la città attualmente affronta, una sorta di rivalutazione e apprezzamento del suo importante passato sembra oggi quanto meno accennata, attraverso una serie di attività promozionali e di investimento turistico, principalmente riferiti al periodo della Contea. |
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| L'ISLAM A MODICA: MOSCHEE E DINTORNI |
L'Islam: una religione tanto antica quanto misteriosa ed affascinante. Chi pensa all'Islam pensa automaticamente anche al dio dei musulmani: Allah. E qual è il nome del luogo di culto, del tempio dove i musulmani possono pregare il loro Dio? Ovviamente, la Moschea.
Un nome che forse, ai più, ricorderà qualche sfarzoso edificio dalla luce sfolgorante e dalle alte cupole caratterizzate da sgargianti colori. in effetti, la Moschea non è nulla di tutto questo, almeno per quanto riguarda il pensiero degli stessi musulmani: per loro la Moschea è semplicemente un luogo dove pregare, preferibilmente in gruppo ma anche individualmente.
Un luogo costituito anche da una sola, piccola stanza, grande poco meno di sette metri quadrati, priva di arredamento e quindi molto spartana, il cui pavimento è coperto da un semplice tappeto sul quale inginocchiarsi, rivolti alla Mecca, per pregare Allah.
E' questa, per forza di cose, la situazione dei musulmani presenti attualmente a Modica, perlopiù di nazionalità marocchina. Persone che annettono alla loro religione una straordinaria importanza e alla quale dedicano, ogni giorno, gran parte del loro tempo, con devozione estrema.
Si diceva della Moschea: un modesto locale sito nel centro storico della città, in via Arancitello, un'arteria parallela al corso Umberto. Un insospettabile luogo di culto, del quale pochi modicani sono a conoscenza, per via anche e soprattutto della discrezione dei musulmani, un atteggiamento imposto dalla loro stessa religione e che da qualcuno potrebbe addirittura essere giudicato "snob". Niente di più sbagliato. Come già ribadito, per i musulmani la religione riveste un'importanza fondamentale, e secondo quanto stabilito da tale credo, solo coloro che possono definirsi purificati, possono varcare la soglia di una Moschea.
A tutti gli altri (non musulmani) l'ingresso è preferibilmente precluso, in quanto giudicati non puri e quindi indegni di entrare nel sacro tempio di Allah. Ma cosa intende l'Islam per "purezza"? Poche, semplici regole: prima di entrare all'interno di una Moschea, il buon musulmano non deve aver assunto sostanze alcoliche e, soprattutto, deve aver praticato le cosiddette abluzioni, consistenti nel lavaggio, ripetuto per tre volte, di determinate parti del corpo, quali il viso, le mani, i piedi e via dicendo. Solo allora una persona può definirsi purificata, e quindi degna di entrare in una Moschea per pregare Allah. A questo punto appare logico come non si possa sapere con certezza assoluta se un non credente abbia osservato o meno tali, semplici ma fondamentali regole, mentre un musulmano è scontato che vi si attenga scrupolosamente. Da qui, la preclusione, più o meno ferrea, dell'ingresso ai non credenti all'interno della Moschea, in quanto il mancato rispetto di tali regole viene visto come una grave mancanza nei riguardi di Allah.
La Moschea di Modica viene frequentata ogni giorno, compatibilmente con i rispettivi impegni di lavoro o altro, da poco meno di 50 musulmani, per la quasi totalità provenienti dal Marocco. La Moschea è aperta ai fedeli per tutta la giornata: dall'alba fino alla sera. Un ampio lasso di tempo durante il quale i musulmani pregano cinque volte al giorno, dopo aver fatto le abluzioni, per alcuni minuti, rigorosamente inginocchiati e rivolti verso la Mecca, nella direzione dove sorge il sole. Si comincia per l'appunto all'alba, si prosegue a mezzogiorno, poi nel primo pomeriggio. Si ritorna a pregare in prossimità del tramonto e infine alla sera, prima di andare a dormire. Ogni giorno, in gruppo o individualmente, all'interno della Moschea o in qualsiasi altro luogo in cui ci si trova quando è il momento di pregare. L'importante è lasciare per qualche minuto da parte l'attività che si stava svolgendo, per concentrarsi profondamente in modo da mettersi in contatto spirituale con Allah, in una sorta di monologo interiore. L'Islam, difatti, non prevede la figura del "tramite" tra il fedele ed il suo Dio, come nel caso della religione cristiana: ciascuno è libero di mettersi, per così dire, in "contatto diretto" con Allah attraverso la semplice preghiera. Tale preghiera, come detto, può essere praticata individualmente o in gruppo. Nel secondo caso è prevista la figura dell'Imham, una sorta di guida spirituale rappresentata da una persona di profonda saggezza, con il compito di coordinare il gruppo durante la preghiera. Nei paesi dove si pratica l'Islam, è altresì prevista la figura del Mouzen: colui che, suonando un campanello, raduna i fedeli in vista della preghiera. Una curiosità: il primo Mouzen della storia dell'Islam fu una persona nera. Dunque la maggior parte di coloro che noi chiamiamo generalmente "marocchini" continuano a perseguire ogni giorno con una devozione quasi maniacale una religione, come detto all'inizio, per certi versi misteriosa, complessa e affascinante, con ben quattordici secoli di storia alle spalle. Tutto ciò compatibilmente con il lavoro (spesso retribuito male) e con svariati pregiudizi con i quali fare i conti. Quanti di noi possono dire di essere altrettanto nobili, da un punto di vista squisitamente spirituale? Dopo una riflessione più o meno attenta, ciascuno saprà darsi la risposta che merita.
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| FOLKLORE: FESTE TRADIZIONALI E POPOLARI |
Così come per le chiese, Modica, o meglio, i modicani, hanno da sempre avuto un particolare legame con le festività religiose, un tempo molto sentite, ma che tutto sommato ancora oggi si difendono piuttosto bene, grazie allo zoccolo duro costituito da centinaia di fedeli, in particolare dei due santi patroni della città, vale a dire S. Giorgio e S. Pietro.
La prima festività si caratterizza per l'attaccamento dei cosiddetti "Sangiorgiari" al simulacro del santo che viene tradizionalmente portato a spalla per le vie della città, in un clima festoso sempre crescente, fino alla parte finale del percorso, direttamente all'interno dell'omonima chiesa, dove il simulacro del santo viene trasportato di corsa all'interno del luogo sacro, quasi a salutare idealmente tutti i fedeli presenti in massa all'appuntamento.
La festa di S. Pietro, invece, è sinonimo di bancarelle. Negli ultimi tre giorni del mese di giugno, solitamente afosi, le tradizionali e variegate bancarelle "invadono" il centro storico della città, attirando, oltre ai residenti, anche persone provenienti dai centri limitrofi o dalle zone rurali. Guardando ogni anno il viale medaglie d'oro dall'alto, si ha come l'impressione di assistere ad un autentico fiume umano in piena, che attraversa le fila di bancarelle sistemate ai due lati del viale, fino alla parte terminale. Da sempre la festa di S. Pietro è croce e delizia per i modicani, a causa di alcuni fattori tutt'altro che positivi, legati soprattutto al problema della viabilità. A Modica il traffico è sempre caotico, ma in occasione della festività del santo patrono, la situazione si complica ulteriormente, e diventa pressoché impossibile circolare. Ma nonostante ciò, sono davvero in pochi i modicani che rinuncerebbero alla festa di S. Pietro e alle tradizionali e sgargianti bancarelle che, con le loro luci, i loro sapori, i loro inconfondibili odori attirano annualmente centinaia e centinaia di visitatori.
Sempre in tema di santi, particolarmente festeggiato a Modica è Sant'Antonio da Padova. Ogni anno, il tredici giugno, è immancabile l'appuntamento presso lo spiazzale del convento dei frati Cappuccini, dove il santo viene festeggiato banchettando a base di fave modicane cotte dagli stessi frati e accompagnati dal vino e dall'inconfondibile pane casereccio.
La festa della Madonna delle Grazie, magari meno "godereccia" delle precedenti, è allo stesso tempo molto sentita e si svolge annualmente nello spiazzale antistante l'omonima chiesa, dopo il tradizionale percorso del simulacro per le principali vie del centro storico. La festa si chiude con il tradizionale "iuocu fuocu", i fuochi d'artificio che, a tarda serata, tingono di sgargianti giochi di luce e di accesi colori il cielo stellato. La Pasqua si segnala a Modica per l'immancabile appuntamento con la Madonna Vasa-Vasa. Il corso Umberto riesce a contenere a stento la folla di fedeli che si assiepa dalla parte iniziale del corso fino alla chiesa di S. Maria di Betlem per assistere al tradizionale bacio di mezzogiorno tra la Madonna ed il Cristo Risorto.
Prima di tale momento clou, la Madonna e il Cristo si cercano per tutto il corso: i due simulacri sono ovviamente portati a spalla dai fedeli. Una particolarità tutta nostrana è caratterizzata dal movimento del simulacro della Madonna, che da sempre ha appassionato ed incuriosito grandi e piccini, che restano incantati quando la Madonna, alla vista del Cristo risorto, allarga e stringe le braccia in segno di gioia ed incredulità, liberandosi dal manto nero che l'avvolgeva per mostrare il classico mantello celeste, mentre delle colombe bianche si librano in volo a testimonianza della incontenibile felicità per il lieto evento.
Sempre nell'ambito della Pasqua, Modica non rinuncia ad una piccola ma significativa tradizione, tutta locale: U Marti i l'Itria, o Martedì dell'Idria. Si tratta di una sorta di "proseguimento" delle festività pasquali, che si festeggia nell'omonima chiesetta sita sulla collina dell'Idria che si affaccia sulla città. Ci si diverte scherzando, giocando ma soprattutto gustando i classici cedri, o piretti, come da tradizione. Questa piccola festicciuola nacque da un vero e proprio equivoco da parte di due massari modicani: la tradizione popolare narra che i due, giunti in prossimità di Modica dopo essere tornati da un lungo viaggio, persero il senso del tempo e, credendo si trattasse del giorno di Pasqua, invece che del lunedì successivo, non attesero oltre e si fermarono per strada banchettando a base di pastieri e cassate. |
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| A MARONNA VASA VASA |
Durante la mattina di Pasqua escono dalla chiesa la statua del Cristo Risorto e quella della Madonna, entrambe girano per la citta' alla ricerca l'uno dell'altra. Di grande emotivita' il finale: la statua della Madonna lascia andare il manto nero da cui volano delle colombe e, correndo incontro al Figlio, si china a baciarlo sul costato. |
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| GIOSTRA DEI CHIARAMONTE |
A partire dal 1996, anno del "7 centenario della Nascita della Contea", il Comune di Modica, per rinverdire una tradizione documentata nel XVII secolo e riferita ai tornei disputati da nobili cavalieri in onore della Madonna delle Grazie, indice ed organizza nel periodo di Agosto una gara di abilita' fra cavalieri in rappresentanza sia degli otto Quartieri della Citta' che delle citta' della Contea. |
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| FESTA DI SANGIORGIO |
Il week-end successivo al 23 aprile (San Giorgio) si svolgono i festeggiamenti in onore del Santo. La processione per le vie cittadine culmina con il rientro della statua nella Cattedrale gremita, dove i fedeli gli fanno compiere dei giri d'onore. Alla fine, i sempre graditi fuochi d'artificio. |
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| FESTA DELL'ADDOLORATA |
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La festa si svolge ad ottobre a Modica Alta e oltre alla consueta e antichissima processione del simulacro accompagnato dalla banda musicale ospita la sagre popolari, come quella della "Pasta Casareccia" e altre interessanti mostre e manifestazioni. Come di consuetudine, grazie all'impegno di Padre Pintaldi, parroco di San Giovanni, la popolazione di Modica Alta, che accorresempre in massa puo' godere, dopo la mezzanotte, di un notevole spettacolo di fuochi d'artificio. |
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| LE CHIESE DI MODICA |
Se il grado di "religiosità" dei fedeli fosse misurato in termini di chiese edificate, la provincia di Ragusa risulterebbe quantomeno al primo posto in Italia, considerato il numero di antichi tempi presenti sul nostro territorio. Anche Modica non fa eccezione e la parte bassa della città (una tra le più antiche) presenta maestosi duomi e chiese, in rari casi rimaste incompiute: è il caso della chiesa della Madonna delle Grazie rimasta incompleta per motivi sconosciuti. Nella facciata risaltano le splendide decorazioni, con un bassorilievo presente sul portale d'ingresso e raffigurante lo stemma dell'antica Contea di Modica. Si notano altresì due nicchie sprovviste di statue.
L'interno è caratterizzato da tre navate con affreschi di genere classico. Gli evangelisti, alcuni profeti e i simboli della vergine sono raffigurati nella cupola e nella volta a botte, sostenuta da colonne a forma quadrata che dividono le navate con archi a tutto sesto. Nell'altare maggiore in marmo è custodita la Sacra Immagine in ardesia della Madonna che nel 1709 liberò la città dalla peste, e alla quale venne dedicata questa chiesa, attigua all'ex convento barocco dei padri Mercedari, oggi adibito a biblioteca comunale e a museo etnografico, uno tra i più interessanti dell'Isola per via del ricchissimo patrimonio di attrezzi custoditi, testimonianza di antiche arti e tradizioni popolari.
Salendo per il corso Umberto di incontra la chiesa del Carmine, che ha cambiato gradatamente immagine rispetto all'edificazione, che si fa risalire con molta probabilità intorno al XV secolo. Determinante in tal senso fu il terremoto del 1693 che distrusse gran parte della chiesa. La parte superiore della facciata venne ricostruita con il campanile ed una nicchia per la Madonna.
La caratteristica principale della facciata è comunque rappresentata dal magnifico rosone centrale traforato, posto sopra il portale ad arco acuto. All'ingresso si trova un vestibolo con una splendida acquasantiera e un arco gotico di tipo chiaramontano. La chiesa è ad una navata con altari ai lati, uno dei quali si caratterizza per la presenza di un prezioso gruppo gaginiano che risente dell'influsso delle antiche tradizioni artistiche siciliane. L'altare maggiore in legno è scolpito con stucchi in rilievo, opera di artigiani locali. Deviando verso la stazione ferroviaria e risalendo la collina dell'Idria si può visitare la cinquecentesca chiesa di S. Francesco, la cui facciata si presenta nuda e semplice. L'interno invece, ad una sola navata con due ringhiere ai lati, è piuttosto luminoso ed austero. Bellissimo l'altare il legno scolpito. Accanto alla chiesa sorge il convento con un chiostro.
Ritornando al corso Umberto, nella parte centrale l'attenzione viene catturata dalla chiesa della Madonna del Rosario, edificata nel 1361 assieme al convento. La porta d'ingresso, raffigurante lo stemma dei domenicani, è attorniata da quattro nicchie con altrettante statue. L'interno della chiesa è ad una navata con una volta a botte. Subito dopo ecco presentarsi agli occhi del visitatore la chiesa di s. Maria di Betlem, costruita intorno al 1400 al posto di quattro chiese preesistenti, ed oggi monumento nazionale. L'antica piazza, presente negli anni 60 ed eliminata per far posto ad un'area adibita a parcheggi, è stata di recente ripristinata, esaltando maggiormente il prospetto barocco a due ordini, con tre portali nell'ordine inferiore e un finestrone in quello superiore. Accanto alla chiesa fu successivamente eretto un campanile. Lungo il fianco sinistro della chiesa è incastonata la lunetta di Berlon, realizzata interamente in pietra di Modica e raffigurante la natività, con tanto di scritture gotiche. L'interno della chiesa si presenta a tre navate con un tetto a capriate interamente istoriato, mentre il pavimento è in marmo. Il vero capolavoro di tale chiesa è costituito dalla Cappella Palatina, eretta nel XV secolo e molto nota per la presenza di tombe gentilizie. La cappella, a pianta quadrata e una piccola cupola a calotta raccordata a nicchie tramite pennacchi angolari, rappresenta un raro esempio di elegante architettura tardo - gotica chiaramontana con evidenti influssi catalani ed arabo - normanni. L'arcata ogivale, interamente scolpita, è delimitata da un'artistica cancellata in ferro battuto. All'altare è posta la cinquecentesca "Madonna in trono con Bambino" in pietra dipinta. Una cappella laterale della navata sinistra della chiesa, ospita il magnifico presepe realizzato nel 1882 da padre Benedetto Papale e assolutamente da ammirare. Le oltre 60 statue di terracotta provenienti da Caltagirone, riproducono antiche e caratteristiche scene familiare, nella cornice di splendidi paesaggi realizzati in pietra, cera, sughero e legno. Incanta la naturalezza della scenografia, ispirata alla cava di S. Maria. Infine, il maestoso organo ed il monumentale pulpito in legno scolpito spiccano imponenti dalla navata centrale.
Proseguendo per il corso Umberto, vero e proprio salotto barocco di Modica, si incontra una monumentale e scenografica scalinata, ornata dalle statue dei dodici apostoli, e alla cui sommità si erge con maestosità la fastosa chiesa di s. Pietro, patrono della città, edificata a seguito del terremoto del 1693, al posto di un tempio del XIV secolo. L'architettura del tempio non presenta caratteri stilistici unitari, essendo il risultato di due momenti progettuali. Il primo ordine presenta difatti caratteri secenteschi nelle decorazioni delle trabeazioni e delle colonne, nonché nel disegno dei portali. Il secondo ordine, invece, dato il gusto rococò al quale indirizzano gli elementi stilistici delle volute di raccordo e della finestra, risale indubbiamente al Settecento. Nel complesso, la facciata si presenta piuttosto raffinata, nonostante i differenti tempi e stili. L'interno, a tre navate divise da colonne con capitelli corinzi e con due cappelle che si affiancano alle navate minori, abbonda di tele e statue, tra le quali va segnalata la Madonna dell'Ausilio, statua di scuola gaginesca collocata nella seconda cappella della navata destra. Lo sfarzo dilaga all'interno della vasta chiesa, ricca di ampi ed armoniosi dipinti e decorazioni. Poco lontano si trova la piccola chiesa di S. Nicolò Inferiore. Si tratta in sostanza di una grotta interamente affrescata con pitture risalenti al XIV - XV secolo. Da notare anche la chiesa di Santa Maria del Soccorso, per via della sua caratteristica facciata curvilinea. La chiesa, di recente restaurata, è annessa all'ex collegio gesuitico. Salendo verso Modica Alta, altra parte antica della città, si incontra uno degli emblemi del barocco siciliano post - terremoto: si tratta del Duomo di S. Giorgio, costruito nella prima metà del Settecento su progetto di Rosario Gagliardi.
L'imponente duomo, che presenta un'ardita facciata a torre, si erge alla sommità di un'ampia e scenografica scalinata, insolitamente alta nella parte centrale. L'interno è a cinque navate, con un transetto che si segnala per la presenza di una meridiana pavimentale. Da segnalare altresì la cupola e le cappelle comunicanti aperte sulle navate laterali. I dipinti e le sculture presentano una particolare ed armoniosa bellezza. Molti sono i tesori ed i capolavori di inestimabile valore custoditi all'interno del duomo: pissidi, candelabri, ostensori in argento e la splendida "Santa Cassa", un'opera interamente realizzata in argento intarsiato nel XIV secolo, di pregevolissima fattura veneziana. Da ammirare l'organo a canne del 1885, l'altare d'argento intarsiato con scene della vita di S. Giorgio e S. Ippolito, il coro intagliato risalente al 1630 e il grandioso polittico del 1513 dell'altare centrale.
Salendo lungo i tornanti per Modica Alta, ecco spuntare la chiesa di S. Giovanni, posta al vertice di un'ampia scalinata che conferisce al tempio slancio e maestosità. Lungo la gradinata si elevano ventisei pilastri che sorreggevano altrettante statue: oggi ne restano soltanto tre. La facciata barocca è articolata su due ordini ornati da altrettante coppie di colonne nel corpo centrale. L'interno si presenta a tre navate con un transetto ricco di stucchi. Di particolare pregio le opere in stucco presenti nella volta, nonché le cappelle laterali e il presbiterio.
Percorrendo il vicolo alla destra del tempio si raggiunge l'ex chiesa di S. Maria del Gesù, con annesso un convento risalente al XV secolo. La chiesa, della quale rimane solo la stupenda facciata, crollò durante il terremoto del 1693. Il portale ad ogiva presenta una strombatura abbellita da colonne con capitelli finemente lavorati. Un lavoratissimo ed istoriato cartiglio con uno stemma centrale caratterizza l'ultima fascia delle colonne. Da ammirare le due finestre poste ailati del cartiglio, un vero e proprio capolavoro di scultura, impreziosito da fini ricami. Da visitare altresì la chiesa di S. Nicolò, in stile neoclassico. Quattro lesene scanalate percorrono fino al fastigio triangolare tutta la facciata , che presenta originali finestre centinate. Ma per ammirare la chiesa forse più antica e caratteristica di Modica, bisogna spostarsi fuori città, sulla strada che conduce a Scicli e raggiungere un piccolo boschetto di pini ed eucalipti, dove sorge la piccola chiesa di S. Giacomo, costruita intorno al XIV secolo e rimasta pressoché intatta. Le forme sono semplici ma armoniose, con un piccolo e modesto campanile a vela e due portali ogivali privi di decorazioni.
All'interno, nella lunetta dell'abside, si possono ammirare i resti di un affresco raffigurante "l'Altissimo fra angeli". Presente infine un antico e sobrio altare in pietra del luogo. |
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| Informazioni turistiche su Modica |
Modica è tra le più pittoresche città della provincia e di tutta la Sicilia. E' situata nell'area meridionale dei Monti Iblei ed è divisa in due originali aree: Modica Alta, le cui costruzioni quasi scalano le rocce della montagna, e Modica Bassa, giù nella valle, dove un tempo scorrevano i due fiumi Ianni Mauro e Pozzo dei Pruni, poi ricoperti a causa delle numerosi alluvioni, e dove è ora situato il Corso Umberto, principali strada e sito storico della città.
L'aspetto è prevalentemente tardo barocco, quasi interamente risalente al dopo-terremoto (1693). Modica si è poi estesa su altre aree: Modica Sorda, Monserrato, Idria, ecc.
Poche sono le testimonianze della "precedente città": Il portale gotico della chiesa del Carmine; rovine della chiesa di Santa Maria del Gesù, risalente al sedicesimo secolo; la Cappella del Sacramento, del quindicesimo secolo; la chiesa "rupestre" di San Niccolò Inferiore, del dodicesimo secolo, recentemente rinvenuta.
Il suo interno conserva notabili decorazioni risalenti ai secoli tra 700 e 1500. Ciò che rende la città così unica e affascinante è, prima di tutto, l'aspetto barocco, di cui il disegno urbano e centro storico di Modica abbondano; inoltre la presenza di pittoreschi violetti e stradine, ricche di vecchie botteghe, casupole o ricchi palazzi.
La chiesa di San Giorgio è un monumentale esempio dell'arte barocca siciliana. La sua origine è, in parte, oscura. L'originale struttura, stando a quanto asserito dallo storico Carrafa, risalirebbe all'Alto Medioevo, e sarebbe poi stata distrutta dagli Arabi, durante un loro attacco, nell'845. Ruggero il "Normanno" ne ordinò la ricostruzione nel primo dodicesimo secolo. Due successive ricostruzioni avvennero in seguito ai terremoti del 1613 e del 1693. Quest'ultimo, particolarmente devastante, colpì l'intera fascia sud-est della Sicilia, comunemente denominata Val di Noto.
La ricostruzione, sontuosa e magnificente come mai prima, fu affidata al celebre architetto siracusano Rosario Gagliardi, già autore del San Giorgio in Ragusa. La chiesa, riaperta con cerimonia solenne nel 1738, è a "cinque navate" ed è ricca di ornamenti artistici, stucchi e dipinti preziosi, come gli "eventi del Vangelo e della vita di S. Giorgio", realizzato da Girolamo Aliprandi nel 1513, conosciuto come il Raffaello di Sicilia.
La "meridiana pavimentale" e il "tesoro" della chiesa sono particolarmente degni di nota. Quest'ultimo include, tra gli altri notabili pezzi, la "Santa Arca", un'opera d'arte rivestita in argento, che contiene le reliquie del Santo. Poi, a rendere ancor più magnifica la chiesa, una scalinata di 250 scalini, realizzata nel 1818 per volontà del Gesuita Francesco di Mauro, che, quasi dal Corso, attraversando le due sottostanti vie, introduce la splendida facciata. La chiesa del Carmine, vicino Piazza Corrado Rizzone, fu un convento di Carmelitani. Sia la chiesa che il convento risalgono al '500, quando l'ordine religioso giunse per la prima volta in Sicilia. La chiesa tollerò i danni del terremoto del 1693 e mantiene, dell'originale struttura, un, già menzionato, splendido portale e un sontuoso "Rosone" aperto.
L'interno, a una "navata", presenta altari su entrambi i lati, uno dei quali contiene la celebre "Annunciazione", preziosissimo gruppo scultoreo del sedicesimo secolo, di Antonio Gagini. L'altare centrale, infine, è notabilmente scolpito in legno con stucchi rilevati.
La chiesa di Santa Maria di Betlemme, a Modica Bassa, lungo il Corso e a lieve distanza da Piazza Principe di Piemonte, è una costruzione che risale al '400, anche se mantiene della originale struttura, il solo portale della navata destra. Presenta internamente tre navate e la volta a capriata è preziosamente istoriata.
In fondo alla navata destra, c'è la cappella del Sacramento, in una struttura piana e coperta da una cupola a base ortogonale, con pennacchi arabeschi in stile gotico arricchito da elementi di origine araba, normanna e catalana. La chiesa ospita le tombe della nobile famiglia dei conti Cabrera.
La navata sinistra accoglie un bellissimo presepe in terracotta, realizzato da Padre Benedetto Papale, nel 1882. Ancora sul Corso è situata la chiesa di San Pietro, patrono di Modica Bassa, risalente al 1300, poi ricostruita in seguito al celebre terremoto. E' introdotta da una elegante scalinata abbellita da statue dei dodici apostoli ai lati. L'interno, basilicale e a tre navate, mostra quattordici colonne supportanti capitelli corinzi. La navata centrale è decorata con scene dell'Antico Testamento, mentre quella destra ospita due importanti "gruppi": la "Madonna di Trapani", attribuita a Giovanni Pisano, e il policromo "San Pietro e il paralitico", di Paolo Civiletti, nel 1893. L'ottocentesco convento dei "Mercedari" è oggi un elegante costruzione che accoglie internamente due musei: il museo civico, che raccoglie testimonianze archeologiche risalenti ai periodi Paleolitico e Cristiano, e importanti dipinti del diciottesimo e diciannovesimo secolo; il museo Ibleo delle "arti e tradizioni popolari", che conserva una ricca eredità di strumenti ed attrezzature delle antiche botteghe artigiane, qui interamente ricostruite, e che rappresenta un documento reale della vita e delle attività del passato.
La chiesa di Santa Maria delle Grazie" è annessa al convento e la sua costruzione fu dovuta alla rinvenimento di una tavoletta di ardesia, nel 1615, raffigurante l'immagine di Maria e Gesù Bambino. La tavoletta è preziosamente conservata nell'altare centrale della chiesa. La parte superiore della città, Modica Alta, mostra altrettanto numerose e belle chiese e palazzi, come quello di Tommasi-Rossi, notabile per il vasto portale lavorato in pietra e, al piano superiore, splendidi balconate in ferro battuto, sostenute da terrazze con maschere tipiche barocche. Una strada ricca di tornanti, anche questa caratteristica di Modica Alta, conduce alla cattedrale di San Giovanni, che si innalza, sulla destra, alla sommità di una lunga ed elegante scalinata. Da notare il campanile, che raggiunge il punto più alto di Modica, quasi 500 m sul livello del mare. La facciata, su due ordini, è arricchita da due coppie di colonne.
Palazzo De Leva, a Modica Bassa, è uno dei più suggestivi palazzi della provincia ed ospita oggi alcuni uffici pubblici e soventi mostre d'arte. Il portale, stupendo, in stile arabo-normanno (qui anche detto stile dei Chiaramonte). Palazzo Polara, situato a fianco della cattedrale di San Giorgio, è una splendida costruzione in stile barocco, introdotta da un'elegante scalinata. La facciata interamente domina Modica Bassa e le sovrastanti colline.
E' anch'esso il luogo di frequenti mostre ed esibizioni, oltre ad accogliere una permanente galleria d'arte. ARCHITETTURA E PERCORSI TURISTICI
Si può considerare Modica un centro tipicamente barocco, come del resto tutte le altre città della zona ricostruite più o meno per intero dopo il terremoto del 1693. Non rimane molto delle epoche precedenti, quando Modica costituiva uno tra i più potenti feudi delle baronie siciliane. Ma i pochi resti che ancora oggi si possono ammirare, sono una tangibile testimonianza della bellezza del patrimonio artistico della città. Dopo la sezione dedicata alle chiese, nell'ambito della quale abbiamo anche accennato al palazzo dei Mercedari, annesso alla chiesa della Madonna delle Grazie ed attualmente adibito a biblioteca comunale e museo, è ora il turno degli altri splendidi edifici barocchi che impreziosiscono Modica. E' il caso dell'auditorium Campailla, sito in piazza Matteotti. L'ampia facciata è decorata d quattro mascheroni in stile liberty. Attiguo all'auditorium sorge l'ex convento dei Carmelitani, fino a poco tempo adibito a caserma dei Carabinieri ed attualmente chiuso. Proseguendo lungo il corso Umberto, noto come il "salotto buono" di Modica, si giunge a piazza Principe di Napoli, vero e proprio crocevia posto alla confluenza dei due torrenti (lo Janni Mauro e il Pozzo dei Pruni) ricoperti dopo l'alluvione del 26 settembre 1902. Qui sorge il palazzo municipale il cui cortile è delimitato da lunghe colonne che sostengono archi a tutto sesto.
All'interno del cortile è stata posta una lapide che segna il livello raggunto dall'acqua nel corso dell'alluvione. La piazza è dominata dallo sperone roccioso dive un tempo sorgeva il Castello dei Conti, il cui orologio ne è una splendida testimonianza. Del castello si possono altresì ammirare le mura esterne, la torre e le carceri, alle cui pareti si notano antichi graffiti.
Lungo la via De Leva, che si inerpica sul fianco della collina sovrastante la zona, sorge la casa De leva, con l'omonimo portale in stile chiaramontano. Il portale, che presenta linee spezzate a denti di sega, con formelle e foglie d'acanto, sicuramente costituiva l'accesso di una piccola chiesa, successivamente trasformata in cappella dalla famiglia De Leva. Un magnifico esempio di edificio nobiliare dai bei balconi decorati con stupendi mensoloni, è dato dal palazzo Ascenzo.
Da vedere altresì il palazzo Rubino, anch'esso caratterizzato da ampi balconi impreziositi da decorazioni e sorretti da grandi mensoloni raffiguranti caricature dall'aria severa, con tanto di baffi, pizzo e cappelli piumati. Sono anche raffigurate dolci figure muliebri e gli inimitabili mascheroni dagli inquietanti ghigni, sommersi da una folta selva di foglie d'acanto. Grotteschi volti da vampiro sono invece raffigurati nei mensoloni che sorreggono il balcone del palazzo Arena. Proseguendo si incontra il teatro Garibaldi, di recente restaurato e riaperto al pubblico dopo anni di chiusura. Dirigendosi verso Modica Alta, sicuramente tra le parti più antiche della città, si può ammirare un caratteristico angolo barocco, intriso di storia e rimasto inalterato nel tempo. L'ingresso è coperto da basole di calcare e da un arco che immette nello splendido portico del palazzo Zacco-Pirrera.
Adiacente alla chiesa di S. Giorgio sorge il palazzo Polara, nelle cui sale è ospitata una bella pinacoteca che, oltre ad antichi mobili di grande valore, raccoglie tele del seicento e del Settecento. Di fronte sorge uno degli edifici barocchi in assoluto più belli di tutta Modica: si tratta del palazzo Napolino caratterizzato, nel piano inferiore, da un ampio portale in pietra calcarea, oramai consumato dall'incedere del tempo. Al piano superiore si affacciano i caratteristici balconi dalle panciute inferriate in ferro battuto. A sostenere tali balconi, dei mensoloni costituiti da mascheroni e foglie d'acanto; in alto spicca lo stemma dei Napolino, sormontato dalla colonna baronale. Assolutamente da visitare il Museo Campailla, intitolato al filosofo e medico modicano che, con le sue personali botti, era in grado di curare la sifilide mediante inalazioni di vapori di mercurio. Proprio all'interno del museo sono custodite tali botti, che si possono visionare assieme a svariati documenti e foto dell'epoca. Una visita la merita anche la casa natale del Nobel per la Letteratura Salvatore Quasimodo, ricca di documenti, foto e ricordi del poeta. Tutto è rimasto come all'epoca in cui la casa era abitata da Quasimodo: dall'arredamento, alla disposizione dei mobili, con una precisione che rasenta il maniacale.
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| GASTRONOMIA: DOLCI E PIATTI TIPICI |
A Modica, durante le festività, i piatti tipici tradizionali abbondano, per la gioia dei buongustai: bando alle diete, sono parecchie le prelibatezze da gustare.
Partendo dai dolci, è d'obbligo assaggiare l'inimitabile cioccolata modicana, preparata con la stessa tecnica delle origini. Poi le cassate, di ricotta semplice o mista a cioccolato e cannella. I "mustazzola", biscotti particolarmente duri e corposi preparati con il miele e scaglie di mandorla, un po' come l'altrettanto duro torrone modicano, o "a ghugghulena", o cobaita, tutte leccornie per buongustai dai… Denti solidi.
Decisamente più morbidi, ma ugualmente gustosi, i nucatoli, biscotti a forma di esse molto simili ai "'mpanatigghi", piccoli calzoni ripieni di un preparato a base di carne e cioccolato. E poi i tarallucci, decisamente morbidi, ricoperti di bianco zucchero e con una leggera aroma data dalla buccia di limone. La frutta martorana, o pasta reale, a forma di vari frutti Da gustare altresì i biscotti di mandorla, disponibili in diverse varietà. Passando infine ai piatti salati, da citare a "palummedda cu ll'ova", a base di semplice pasta infornata con un uovo sodo incastonato all'interno del preparato a forma di colombella. I "pastizzi" o pasticci, ripieni di broccoli o spinaci. Infine, "i 'mpanati", ripiene di carne di vitello o di agnello, e di patate ben cotte, senza dimenticare i pastieri, a base di carne tritata e interiora d'agnello. |
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| ANTICA BETTOLA DELL’800 DA VISITARE A MODICA |
Non c'è traccia di polvere, dentro e fuori l'antica credenza a vetri. Perfettamente conservati, gli oggetti in essa custoditi sembrano ancora oggi maneggiati come nell'uso di tutti i giorni, anche la tavola è imbandita con i resti del cibo artigianale di una volta. E' il silenzio, che separa la strada dal caotico centro cittadino, a farci tornare nel tempo che viviamo, così lontano dal brulichìo di voci, di vita insomma, che scandiva il tempo fra le case ricavate dalle grotte naturali, sotto la torre con l'orologio di Modica. Qui, in pochi metri quadri, vivevano le famiglie povere: padre, madre e, almeno, cinque figli, di consuetudine. Ora, di bambini intenti a rincorrersi nessuna traccia. Stanno crescendo in altri quartieri, in caserme che chiamano case. Siamo in via Posterla, tappa obbligata per chi compie un giro turistico della città, specialmente quando si ha solamente un giorno per visitarla. In cima ad una rampa di scale, è in questa strada che si trova la casa natale di Salvatore Quasimodo, gestita da una cooperativa che accoglie i turisti. In via Posterla si accede, di solito, dal corso Umberto, percorrendo un breve tratto della caratteristica via Grimaldi e arrampicandosi per via Castello. Ma è andando dal lato opposto, dalla Chiesa di 5. Maria di Betlem per intenderci, che via Posterla riserva una gradita sorpresa, grazie alla passione di una di quelle persone che riconcilia la gente alle proprie origini. Ce ne dovrebbe essere uno in ogni paese, di Giuseppe Lucifora. Lui, cuoco di professione, abita nella collina di fronte, ma si è innamorato del cuore storico della città, oggi - ormai sembra un clichè - in stato di abbandono. Con i risparmi, ha acquistato tempo fa la prima casa, poi la seconda, la terza e la quarta.
Ha rimesso in ordine gli interni, ridotti peggio di stalle, e ha cominciato a raccogliere oggetti e strumenti dei nostri nonni. E' nata in questo modo una casa museo "della memoria", dove i fummi re scappi dello scarparu sono al centro del monolocale, unica fonte di sostentamento della famiglia raccolta attorno alla tannura (cucina a legna). Tra gli oggetti raccolti si notano clisteri, borse per l'acqua calda e kit per siringhe d'ogni ceto. Un'infinità di icone raffiguranti Cristi, Madonne e Santi tappezzano le pareti della urutta dove Lucifora riceve gli amici. Immagini sacre a cui gli abitanti di questo quartiere popolare si rivolgevano in qualunque momento della giornata per chiedere aiuto e conforto, di fronte ad una vita piena di rinunce.
Nei vicoli adiacenti è possibile ancora trovare i vecchi scarichi fognari a cielo aperto, segno di tempi andati che rafforza l'idea del basso livello della qualità della vita. Ma è da qui che passa la storia di questa città e di questo territorio. La ricerca avviata da Lucifora contribuisce a non farci dimenticare chi siamo e da dove veniamo. Peppe Lucifora organizza visite e banchetti all'interno delle grotte. Per prenotazioni o informazioni telefonare allo +39 0347 3801393
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